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NOTIZIE SUL TERRITORIO
PARCO DEL DELTA
Occupa un'importantissima porzione del territorio della Regione Emilia-Romagna. A nord il confine é segnato dal corso del Po di Goro, a sud dalle Saline di Cervia. Al suo interno troviamo zone umide salmastre site lungo la costa adriatica e nell'immediato entroterra quali la Sacca di Goro, le Valli di Comacchio e le Piallasse Ravennati, le zone umide interne di acqua dolce delle Valli di Campotto, boschi e pinete come il Bosco della Mesola e la Pineta di San Vitale. Ricchissima è anche la dotazione di monumenti: l'Abbazia di Pomposa, S. Apollinare in Classe, chiaviche e manufatti di regolamentazione idraulica e i centri storici di Comacchio e Cervia.
La stazione Volano – Mesola – Goro è la più settentrionale tre quelle del Parco del Delta del Po dell’Emilia – Romagna; confinando con il Veneto, costituisce il reale punto di aggancio con il Delta attivo del Po e di tale area mantiene molte delle caratteristiche morfologiche distintive. L’area è praticamente per intero sotto il livello medio del mare, fatta eccezione per i residui cordoni
dunosi su cui si collocano i centri abitati del mesolano e la Strada Romea. Le arginature, vere architetture di terra, salvaguardano e difendono il territorio dalle ingressioni marine.
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Le Valli di Comacchio “stazione” centrale del Parco del Delta del Po, dopo le grandi bonifiche operate tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo scorso, fino alle più recenti realizzate intorno al 1960, conservano specchi d’acqua con un’estensione complessiva di oltre 13.000 ettari. La valle attraversata da dossi e inframmezzata da argini presenta la vegetazione alofila tipica dell'ambiente salmastro, fra le cui specie spiccano limonio e
salicornia veneta. Dall’acqua si sono sviluppate importanti attività tradizionali come l’allevamento e la pesca di specie ittiche, fra cui primeggia l’anguilla.
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La città di Comacchio conserva intatta la caratteristica di città lagunare, con le acque che la percorrono in lungo e in largo e per un certo tratto la cingono come un tempo, quando si poteva raggiungere solo navigando. La città ha da sempre intessuto la sua storia con le attività legate sia all’utilizzo degli estesi specchi vallivi che la circondavano che alle estrazioni saline.
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Pineta San Vitale – Piallasse di Ravenna. In questa stazione del Parco, estesa per circa 11.000 ettari, l’interazione della forze della natura e delle attività antropiche ha portato alla costruzione di un territorio in cui, accanto alle straordinarie emergenze ambientali, convivono importanti manufatti storico – testimoniali. Nell’area sono racchiuse alcune eccellenze naturalistiche di pregio: l’estesa e verdeggoante Pineta S.Vitale,

le Pialasse di Ravenna, grandi lagune salmastre collegate al mare, l’oasi di Punte Alberete con la sua splendida foresta allagata, Valle Mandriole regno degli aironi, la bassa del Pirottolo e la splendida prateria Bardello.
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Pineta di Classe – Salina di Cervia. L’area pinetale di Cervia è l’ultima propaggine meridionale dell’antica foresta che si estendeva, quasi senza interruzioni, sul litorale adriatico dal Reno fino a sud della città di Cervia. La specie più rappresentata è il pino domestico. La sua chioma ad ombrello lo differenzia dal pino marittimo, più diffuso nelle pinete costiere.
Le saline di Cervia rappresentano un'area umida di 827 ettari compresa in una depressione sita a monte del cordone litoraneo. Le Saline di Cervia oltre ad essere state uno degli elementi portanti dell'economia, hanno da sempre offerto un patrimonio paesaggistico e naturalistico di altissimo valore. L'importanza storica di Cervia è legata al suo "oro bianco" ed è documentata da varie testimonianze.
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L'Abbazia di Pomposa, capolavoro dell'arte romanica e bizantina, si annuncia in lontananza con il suo alto campanile. La chiesa, fondata nel sesto secolo, ospitò una comunità di monaci benedettini, che raggiunse il suo massimo splendore dopo l’anno Mille, quando il potere spirituale e politico dell’abate si estese su tutte le località circostanti. Illustri ospiti vi soggiornarono
come l'imperatore Ottone III, Bonifacio di Canossa, San Pier Damiani e Guido d'Arezzo, l'inventore del pentagramma.

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